A caldo tanti gli stati d’animo.

Da fatalità a colpe gravi

Ricordi di un lontano passato quando nessuno parlava di dolo ma soltanto di tragica calamità.

Data: 19/02/2014

Autore: Luigi Ferrauto 

Nel ‘63 avevo 16 anni e ricordo abbastanza bene i titoli dei giornali ed i servizi in Tv e nei settimanali: allora, a caldo, si parlava di tragica calamità naturale! Le immagini, piene di rovine e di militari, sembravano riportare ai tempi di una guerra per me lontana ma nei commenti dei miei genitori ancora viva nella memoria.

Poi il silenzio, la memoria di vecchie fotografie e la curiosità distratta e frettolosa quando passavo per Longarone andando a Cortina, un occhio alla “bocca di cannone” della gola affacciata sulla valle e, in lontananza, al muro minaccioso della Diga; le poche notizie che si sentivano erano tutte per la “ricostruzione” della Valle de Piave: la valle a monte della diga sembrava dimenticata.

E poi una sera, per caso, mi sono inchiodato davanti alla Tv, folgorato dal monologo di un, per me, allora sconosciuto Paolini: ed è cambiato il modo di ricordare e pensare a quella tragedia! L’emozione (…e l’angoscia) di quella sera, metabolizzata nei tanti successivi riascolti del monologo e nella lettura/riscoperta di articoli/documenti, si è rinnovata e completata nella visita alla Diga ed alla Valle.

Per incominciare a capire veramente in quei posti bisogna andarci, misurare con i propri occhi e con i propri passi distanze e dimensioni, scorrere gli interminabili pannelli con le sequenze fotografiche (immagini a volte note ma mai osservate con la stessa partecipazione) e soprattutto ascoltare i racconti e gli aneddoti personali, la rabbia composta e la determinazione testarda ed orgogliosa dei vecchi e, incredibilmente, dei giovani della Valle che si riconoscono ancora caparbiamente in una comunità disintegrata dalla natura per colpa di uomini e che uomini hanno cercato di cancellare completamente.

Poi si torna a casa in silenzio, con qualche foto in più nella scheda della Canon e dentro... qualche ammaccatura dell’anima in più.

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