Cronache dal cratere del terremoto - Parte 1

Data: 23/05/2022

Autore: Autori Vari 

Domenica 20 maggio 2012 alle ore 4.03 un terremoto di magnitudo 5,9 con epicentro a Finale Emilia, e poi un’altra terribile scossa martedì 29 maggio alle ore 9 con epicentro nella zona compresa tra Medolla e Cavezzo, sconvolsero la nostra provincia provocando 27 morti, 350 feriti, più di 15.000 sfollati ed ingenti danni materiali che soltanto un lungo ed accurato processo di ricostruzione, peraltro non ancora totalmente terminato, ha potuto sanare.

Subito si attivò una imponente macchina dei soccorsi, alla quale partecipò anche il nostro gruppo comunale, i cui volontari operarono prevalentemente a Finale Emilia e San Felice.

A distanza di dieci anni, dalla voce di alcuni di loro, il ricordo di quei giorni complicati.

In questa prima parte le testimonianze di Federico, Rodolfo e Mattia.

 

Erano pochi anni che ero iscritto al gruppo comunale di protezione civile e stavo vivendo a pieno delle mie energie tutto il processo di formazione ed addestramento che quest’ultimo propone.

Ero un volontario poco esperto, con tanta voglia di imparare, mettermi alla prova e volevo poter dare una grande mano in situazioni di difficoltà.

Nello specifico la foto è stata scattata il 20 maggio 2012 al campo sportivo di Finale Emilia, quello che poi diventò uno dei tanti campi di accoglienza che sono stati gestiti dal volontariato.

L’arrivo a Finale Emilia quella mattina, ricordo che causò in me uno stato d’animo particolare; l’adrenalina di poter essere utile e dare una mano ti eccitava, ma veniva prontamente contrastata dalla paura e dalla “disperazione” delle persone colpite da questo tragico evento. È stato duro come primo impatto e prima esperienza, per me molto forte, riuscire a gestire queste forti emozioni spesso contrastanti e non razionali.

La foto in oggetto cattura un momento particolare di quella giornata, erano da poco passate le 15.00 di quel giorno, il campo accoglienza era in continua costruzione e le persone colpite stavano maggiormente affluendo per chiedere informazioni, per un supporto morale, ma soprattutto cercavano di capire a chi si potessero affidare in quel momento di loro debolezza e difficoltà.

Poco prima di quello scatto, ci fu una seconda scossa molto forte che fece crollare parzialmente la torre in centro a Finale Emilia. Quell’evento improvviso, ricordo come se fosse ieri, creò molta agitazione alla popolazione in attesa di essere accolta. Ci furono momenti di panico, bambini che piangevano, anziani che a fatica cercavano di capire cosa stesse succedendo e famiglie intere senza più nulla e in cerca di una sistemazione, seppur momentanea, per quella notte.

E proprio in quella foto, cercando di gestire al meglio l’agitazione e il disorientamento degli sfollati, stavamo cercando di accogliere il numero maggiore di persone.

È stata un’esperienza forte, che mi ha riempito il cuore e che mi ha insegnato molto della vita e dell’aspetto fondamentale di gestione delle proprie emozioni, grazie anche al forte legame e supporto reciproco della squadra e del mondo del volontariato. 

 

Mi ricordo che eravamo alla scuola di San Felice dalla mattina presto e avevamo sgomberato le aule dai tavoli per far posto alle brande.

Non avevamo mangiato ancora nulla e verso le 15 circa (ora della foto) ci eravamo appartati per mangiare un boccone. Mentre liberavamo le aule, la paura era tanta e per essere un po’ tranquilli avevamo spalancato la porta che dava sul cortile; la regola era che alla minima scossa (e ce ne sono state tante....) tutti fuori di corsa.

In verità confesso che fisicamente ero lì, ma mentalmente ero a casa dove avevo lasciato la mia famiglia; comunque non avendo avuto dei danni ma “solo” tanta paura quel giorno ho deciso che avrei dato il mio supporto a persone più bisognose e così ho fatto. Ancora oggi mia moglie me lo rinfaccia, ma noi siamo fatti così.

 

Avevo 16 anni quando c'è stato il terremoto e da subito ho svolto la mia attività nel magazzino della Consulta a Marzaglia. Ho scelto questo settore molto particolare perché mi piace stare a contatto con attrezzature e materiali, ho fatto studi tecnici ed anche adesso svolgo un lavoro di questo tipo.

Dunque per me, andare a dare una mano a Marzaglia è stata una scelta logica ed immediata. Stavo finendo la scuola e non avevo ancora iniziato a lavorare, per cui avevo molto tempo a disposizione che mi ha permesso di garantire una presenza quasi continua fino alla fine di agosto, cioè fino a poco prima la chiusura dei campi di accoglienza.

Fare “attività di magazzino in Consulta”, cioè in questa grossa struttura di coordinamento di tutti i gruppi che svolgono attività di Protezione Civile in provincia di Modena, ha voluto dire gestire in entrata (per reintegrare le dotazioni a Marzaglia) ed in uscita (cioè in direzione dei vari campi di accoglienza) tutta una serie di materiali, attrezzature, forniture di vario genere e le più disparate, dai succhi di frutta, alla carta igienica, tanto per fare un esempio.

Il magazzino, è dunque un settore molto delicato e forse anche poco conosciuto, ma credo sia molto importante affinché la macchina del soccorso, possa girare a pieno regime ed efficacemente.

Nella prima settimana tra le due scosse più forti, anche in magazzino come ovunque, è regnata una certa confusione, proprio a causa della vastità e gravità del terremoto.

Ma poi, siamo riusciti ad organizzarci e a lavorare con maggior metodo e un po' più di “tranquillità”.

Ho anche potuto constatare che una gestione rapida ed efficiente, permetteva ai volontari e alle persone ospitate nei campi di accoglienza, di ricevere tempestivamente tutto quello a loro necessario per ricostruire un minimo di benessere e soprattutto una socialità, che sono quanto mai fondamentali quando si perdono improvvisamente tutti i punti di riferimento, le certezze, le abitudini della nostra vita.

Concludendo, tutta la mia esperienza del terremoto, l'ho vissuta in magazzino, in questa specie di strana “prima linea” ma dietro le quinte. Solo una volta mi è capitato di andare a San Felice a dare una mano ai magazzinieri romagnoli (forse di Cesena o Forlì, ma non mi ricordo bene) che in quel momento erano presenti là: gente simpatica che mi ha fatto conoscere un modo diverso di svolgere questa mia attività.

A lavorare in comune, si impara sempre qualcosa di nuovo ed interessante!

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