Stivali nel fango

Data: 03/10/2022

Autore: Daniele Montorsi 

Prima del 15 settembre, a moltissimi di noi il nome “Misa” non diceva assolutamente nulla. In realtà si tratta di un fiume a carattere torrentizio che nasce nel cuore dell'Appennino marchigiano e dopo 45 chilometri si getta nell'Adriatico, a Senigallia; il tutto dopo aver attraversato vari paesi e lambito valli e morbide colline, dove pascoli e campi coltivati, si alternano agli ultimi lembi di antichi boschi, in un paesaggio verde di grande serenità e suggestione.

Nella notte tra il 15 e il 16 settembre, a seguito di intense piogge che in due ore hanno scaricato qualcosa come 420 millimetri di acqua, questo fiume si è trasformato in un “mare” di fango denso, appiccicoso e maleodorante che è tracimato, causando una delle peggiori alluvioni nella storia delle Marche, con ingenti danni e purtroppo la perdita di 12 vite umane.

È subito scattata la macchina dei soccorsi, con l'attivazione anche della Colonna Mobile dell'Emilia Romagna alla quale la Consulta di Modena ha fornito una quarantina di volontari (dei quali 12 del nostro Gruppo) che si sono alternati in 5 turni di tre giorni ciascuno, a Pianello di Ostra, il comune più colpito (anche per numero di vittime) svolgendovi attività di sgombero e ripulitura di abitazioni e locali di diversa destinazione.

Tante le immagini di desolazione, alle quali non ci abitueremo mai, perché ogni volta sempre diverse e sempre uniche nella loro tragicità, ma anche i visi e le parole delle tante persone incontrate. Di quelle direttamente colpite dall'alluvione, con tutto il peso per un futuro incerto, sia di quelle che, più fortunate, ne sono state risparmiate e tuttavia si sono rimboccate le maniche, per rendere il nostro soggiorno il più confortevole possibile.
Non dimenticheremo mai le ottime torte che ignote “pasticcere” ci facevano trovare al mattino all'ingresso della palestra dove dormivamo: un modo molto dolce per ringraziarci ed augurarci un buon inizio di giornata.
Ed infine, la Natura, che anche nelle situazioni più complicate è sempre pronta a regalarci un'alba o un tramonto mozzafiato o, come è accaduto a Marcello, anche lo spettacolo insolito di un doppio arcobaleno dopo una notte di tempesta.

Quali insegnamenti ricavare per affrontare correttamente un'emergenza di questo tipo e rendere migliore la nostra prontezza operativa?

Soprattutto se l'emergenza avviene fuori Regione e dunque richiede una presenza per più giorni, è assolutamente necessario prima di dare la nostra disponibilità, fare una sorta di auto “check-up” per verificare, in tutta coscienza, non solo di essere in perfette condizioni fisiche ma anche di saper affrontare e gestire situazioni che possono essere molto coinvolgenti e stressanti dal punto di vista emotivo.
Poi è necessaria una cura particolare nella preparazione dello zaino: quello che porteremo con noi, sarà infatti ciò che renderà più o meno confortevole il nostro soggiorno e dunque, migliore o peggiore, la nostra capacità operativa.
Fondamentale è poi lo spirito di adattamento alla situazione che troveremo, la capacità di sdrammatizzare e sorvolare sugli inevitabili disservizi e ritardi che, in ogni emergenza, possono manifestarsi anche nella struttura più rodata; mantenere pazienza, equilibrio e buon umore e saperli trasmettere al compagno, anche con una semplice battuta.

In una parola “fare squadra”, dove le reciproche competenze diventano ricchezza e patrimonio di tutti e dove anche la fatica, se condivisa, diventa cemento e motivazione in più per aiutare chi, in quel momento, è nel fango e ha bisogno anche dei nostri stivali per tornare a sperare.

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