Fare Squadra in Protezione Civile

Data: 07/11/2022

Autore: Daniele Montorsi 

Come fare squadra è stato uno degli argomenti trattati nell'incontro di mercoledì 2 novembre.

Diverse le testimonianze dei nostri volontari che, all'interno della Colonna Mobile dell'Emilia Romagna, hanno prestato assistenza alla popolazione di Pianello di Ostra (Marche) dove, lo scorso 15-16 settembre, lo straripamento del torrente Misa ha provocato una devastante alluvione con diverse vittime.
Tanti i racconti, gli aneddoti e le considerazioni che, come altrettante tessere, hanno ricomposto il “mosaico” di due settimane di intensa attività in quel particolare scenario.

I volontari attivati per questa emergenza, sono stati tanti: 40 dalla sola Consulta di Modena e, come capita spesso, ciascuna squadra è risultata composta da elementi che, provenendo da gruppi ed associazioni diverse, all'inizio non si conoscevano.
Da qui, la prioritaria attenzione di tutti i singoli componenti, caposquadra in testa, a operare insieme affinché la squadra non rimanesse un semplice “assemblaggio” senz’anima di persone diverse, ma crescendo, diventasse quel microcosmo solidale e coeso, nel quale vicinanza umana, condivisione delle singole competenze, consapevolezza di essere un tutt’uno, rappresentassero valori e comportamenti comuni, acquisiti e ben riconoscibili.
Tutto questo, mettendo in campo da subito le caratteristiche umane e le capacità relazionali di ognuno.
Lo “spirito di squadra” cosi creato, va poi alimentato e custodito, perché forte può essere la tentazione o il pericolo di disperdersi nella massa dei tanti e diversi volontari che troviamo sullo scenario in cui si opera, allentando o trascurando i reciproci legami, recenti e non ancora consolidati.
Per questo è sempre molto utile che la squadra, al di fuori dell’operatività, sappia ritagliarsi dei tempi esclusivi, nei quali ogni componente possa ritrovarsi, “riconoscersi” ed approfondire la relazione con tutti gli altri.
Decidere insieme di fare sempre colazione al bar può essere per esempio, un bel momento di aggregazione che rinsalda i rapporti.
La creazione di un “giusto clima” è importante, perché permette di limare, con più facilità e quando occorre, i singoli comportamenti e verificare attraverso il debriefing, lo stile e l’efficacia dell’azione di squadra che, sul campo e con “gli stivali nel fango”, deve dimostrare tutta la propria capacità operativa.

E' la “condivisione dei saperi” acquisiti con l’addestramento continuo e l'esperienza maturata in tanti interventi emergenziali, la condizione che permette ai singoli componenti della squadra di operare efficacemente, incrementando e migliorando anche le proprie personali competenze.
Tale condivisione infatti, dà sicurezza, permette una totale e più consapevole immersione nella realtà operativa e di conseguenza, un migliore reciproco coordinamento, alternanza e sostituzione nello svolgimento delle attività necessarie (spalare fango, utilizzare il tira-acqua, operare con la lancia, andare a ricaricare il modulo, e tanto d'altro ancora).
E, per concludere, rafforza quello spirito di corpo, di aiuto reciproco e di sana emulazione, che non devono mai mancare, all'insegna, come scriveva A. Dumas, di quel motto “uno per tutti e tutti per uno” che credo sia la miglior sintesi del nostro essere una squadra.

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